Mentre scrivo queste righe, sono seduta in un caffè di Francoforte, città dove, da poco, vivo. Ad essere onesti, sento però un debito intellettuale con la bella Berlino, città che mi ha rubato il cuore qualche anno fa, mentre ero in vacanza con la mia famiglia. É proprio lì che mi sono interrogata su quanto poco europea mi fossi sentita fino ad allora. Camminando per le strade di Berlino ci si sente permeati ad ogni angolo, dal forte passato che, in un modo o nell’altro, la città ha vissuto.

A Berlino ci si sente anche accolti, probabilmente è un’isola felice, sicuramente tra le realtà più multiculturali presenti in Europa. Ciò che sicuramente rimarca e permea indissolubilmente la città è il Muro, il quale ha segnato uno spartiacque storico-culturale nella storia della città. Costruito nel 1961 durante la Guerra fredda e caduto nel 1989, è il più tangibile segno di cosa sia stato vivere in una città letteralmente divisa in due.

In Goodbye, Lenin!, per esempio, ci si può fare un’idea di cosa possa essere stato vivere all’interno di una città spaccata in due. Magari è un esempio estremo, ma la scena in cui la mamma di Alex, il protagonista, che viveva nell’ex DDR, si chiede se la Coca-Cola fosse o meno una bevanda socialista da un’idea dello spaccato storico del tempo.

La scena del film in cui Alex e la mamma discutono della Coca Cola

Questo a riprova del fatto che i monumenti, l’architettura, l’arte sono un segno culturale imprescindibile di una determinata società. Qualsiasi architettura è indice di un preciso lascito culturale, qualsiasi gesto di costruzione è in grado di influenzare l’identità culturale di un paese, così come è stato il muro di Berlino. La sua ‘’scomparsa’’ è stata una ricucitura di un pesante passato, la voglia di riunificare una nazione che aveva voglia di sentirsi parte di un’unica identità.

Lascio una frase dell’architetto italiano Giancarlo De Carlo, che apprezzo tantissimo, e che, secondo me, sintetizza e rende meglio giustizia a quanto appena detto: <<Un intervento architettonico è un atto intento a cambiare lo spazio. Un edificio non solo determina uno spazio interno, piuttosto una concatenazione di spazi interni ed un nuovo aspetto dello spazio esterno, stabilisce una relazione con la natura che lo circonda (…) e la stessa dialettica relazione la stabilisce con la società>>.

Un’ultima personale riflessione ed un ultimo personale omaggio a chi si è impegnato per consolidare il sogno di un’Europa unita: il presidente David Sassoli, ritratto mentre da giovane ‘’spicconava’’ il Muro di Berlino.

Perché credo, davvero, che la caduta di questo Muro sia stata l’inizio di un grande sogno collettivo per cui tante persone si sono spese e che, spesso, viene dato per scontato il privilegio di essere parte della comunità europea. Ci rimuginavo su mentre telefonavo a mia madre dalla Germania, senza dovermi preoccupare del costo della telefonata, considerato che non dovevo preoccuparmi del roaming.